Giu 09, 2018

Ettore Sottsass

Ettore Sottsass era un figlio d’arte. Nato a Innsbruck nel 1917, suo papà era Ettore Sottsass senior, architetto molto attivo in Trentino e amante dello stile Bauhaus. Fu però lui, a rendere il cognome Sottsass famoso in tutto il mondo, facendo la storia del design e legando la sua identità ad un’azienda che avrebbe poi segnato un’epoca: la Olivetti.

Undici anni dopo l’apertura del suo studio di design a Milano, Sottsass fu chiamato dalla storica fabbrica di Ivrea. Correva l’anno 1958, e sarebbe stato, quello, solamente l’inizio di un ventennio di florida collaborazione. Un ventennio di sperimentazioni, di scelte coraggiose, e di scommesse vinte. A chiamarlo fu Adriano Olivetti: lo voleva a capo della nuova divisione elettronica, voleva il suo genio al servizio dell’Elea 9000, il primo elaboratore elettronico progettato e realizzato in Italia. Ma non furono facili, gli inizi. Sottsass non voleva regalare risalto alla tecnologia: voleva costruire una macchina che si potesse inserire in uno spazio di lavoro, e che fosse in armonia con la presenza dell’uomo. Dopo mesi di studio, arrivò alla progettazione di armadi bassi – che non soverchiassero gli operatori – come contenitori dell’Elea 9000, e posizionò i collegamenti in cima: così, la manutenzione sarebbe stata più semplice. Per Sottsass, infatti, il buon design doveva tenere conto anche della psiche e della mente umana. Deve essere etico, sociale.

All’Elea 9000, seguirono decine di altri progetti. Li firmò tutti, il designer, senza mai accettare l’assunzione. Anzi, creò un gruppo di design interno alla Olivetti – con alcuni suoi collaboratori – e un secondo gruppo collocato nel suo studio milanese, che contava anche la presenza di tecnici dell’azienda. Dalla loro cooperazione, in vent’anni nacquero cinquanta prodotti: computer, sistemi, terminali, macchine da scrivere, sistemi di scrittura, macchine da calcolo, telescriventi, mobili per l’ufficio.

Ed è proprio una macchina da scrivere, il progetto più famoso di Ettore Sottsass (insieme all’Elea 9000), quella Valentine portatile che, nella sua idea, avrebbe dovuto essere “essenziale come una biro”, con pochi tasti, una carrozzeria in plastica e nessuna lettera maiuscola. Ma che la Olivetti commercializzò in una versione più prestigiosa, contraddicendo la sua idea. L’idea di un design che incontrasse l’uomo, e le sue esigenze. Un contro-design, o radical design, come poi lo avremmo ricordato.

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