Lug 25, 2018

Giotto Stoppino, un designer da ricordare

Il suo nome non ha l’altisonanza di Achille Castiglioni, o di Franco Albini, eppure Giotto Stoppino è un designer che merita d’essere (ri)scoperto. Nato a Vigevano nel 1926, e scomparso nel 2011 in quella Milano in cui tutta la sua carriera si svolse, Stoppino fu tra gli architetti ispiratori del Neoliberty, l’architettura revivalista che – negli anni Cinquanta – si sviluppò nel nostro Paese, in risposta all’architettura razionalista e all’architettura organica che, a quei tempi, andavano per la maggiore.

Da architetto, Giotto Stoppino firmò numerosi progetti: residenze, uffici, la sede della Banca Popolare di Novara a Bra, fabbriche tessili. A Milano realizzò edifici in via Palmanova, in via Cassoni, in via Desiderio. Fu socio dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) a partire dal 1960, entrò nel comitato direttivo dell’associazione, e ne fu Presidente dal 1982 al 1984. Ma sono soprattutto i progetti e gli oggetti di design ei Giotto Stoppino ad essere entrati nella memoria e nel cuore degli italiani (e non solo), tanto che il suo lavoro si guadagnò due segnalazioni d’onore al Premio Compasso d’oro (nel 1960 e nel 1970) e due Compassi d’oro (nel 1979 per la credenza Sheraton di Acerbis e nel 1991 per il sistema di maniglie Alessia di Olivari). Negli anni, il designer lavrà al fianco di importantissime aziende italiane e internazionali: Kartell, Rexite, Acerbis, Zanotta, Driade. E poi realtà come Heller New York, Raak Amsterdam, Uchida Tokyo, la Rinascente. Senza contare le Triennali di Milano a cui prese parte, e quella mostra “Italy: The New Domestic Landscape” che andò in scena al Museum of Modern Art di New York nel 1972, e di cui ancora oggi si ricorda il ruolo svolto panorama del design dell’epoca.

 

Il nome di Giotto Stoppino, oggi, è legato soprattutto a due oggetti: la lampada 537 Arteluce, esposta nella collezione permanente nel MoMA di New York, e il mobile Sheraton, che si può ammirare invece al Victoria and Albert Museum di Londra. Ma anche il vaso Deda, con le sue forme sinuose e il suo inconfondibile disegno a metà tra una spirale e una composizione a spicchi, è passato alla storia. E, infine, il portariviste 4676 per Kartell: Stoppino fu infatti uno dei primi designer ad utilizzare la plastica nei suoi oggetti, e deve proprio a Kartell gran parte della sua notorietà. La stessa che è giunta sino a noi.

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