Giu 09, 2018

La Superleggera di Giò Ponti

Correva l’anno 1955, quando il designer italiano Giò Ponti si apprestava a presentare al mondo uno dei suoi più grandi capolavori: la Superleggera, la sedia che poi Cassina avrebbe messo in produzione due anni dopo. “Una sedia – sedia, senza aggettivi”, amava dire di quella seduta il Maestro. E, in effetti, la Superleggera era (e ancora oggi è) una sedia semplice, senza fronzoli, fatta di linee pure e di angoli decisi. Una sedia passata alla storia come uno tra i più importanti progetti di design industriale del XX secolo, oggi esposta al Triennale Design Museum nella sua collezione permanente.

In realtà, la storia della Superleggera inizia ben prima del 1955. Mosso dalla volontà di fornire una nuova interpretazione della sedia di Chiavari, l’antenata della sedia impagliata tipica della tradizione italiana, nel 1949 Giò Ponti produsse il primo prototipo. Voleva dare vita ad una sedia semplice, leggera, che avesse un basso costo di produzione e, per farlo, si concentrò inizialmente sullo schienale, curvandolo nella sua parte superiore. Tuttavia, per arrivare alla Superleggera così come la conosciamo oggi, bisognerà aspettare il 1955. Fu quello, l’anno in cui si arrivò alla versione definitiva della celebre sedia, poi commercializzata da Cassina a partire dal 1957. Le gambe e i montanti, inizialmente circolari, avevano ora una sezione triangolare dallo spessore di 18 mm; i materiali erano leggeri, naturali: struttura in legno di frassino, seduta in canna indiana, in cellophane colorato o – solo successivamente – imbottita. “Pesante” 1.7 kg, la Superleggera di Giò Ponti, oggi, non è solamente un oggetto da museo. Col suo codice identificativo 699, Cassina continua a proporla: in catalogo, la troviamo in frassino (naturale, laccato bianco o laccato nero) con seduta in canna indiana; in frassino (naturale, tinto bianco o nero a poro aperto) con seduta imbottita oppure rivestita in pelle o tessuto; in frassino laccato bicolore bianco/nero con seduta imbottita o rivestita in pelle bianca o grafite.

 

È uno di quegli oggetti di design in cui investire, la Superleggera, ma è anche un complemento d’arredo che ha in sé un pezzo di storia: quando la progettò, Giò Ponti pensava ad un arredo per tutti, capace di incontrare le esigenze di una popolazione colpita dalla crisi economica. E, per presentare la sua idea, puntò tutto – anche nella comunicazione e nella pubblicità – su quella sua principale caratteristica, la stessa che le valse il nome: la leggerezza.

Simbolo della cultura artigianale milanese dell’arredamento, e parte delle collezioni di design dei più importanti musei del mondo, la Superleggera è oggi un oggetto cult, il cui costo non è più popolare in ragione di tutto quanto rappresenta nella storia del design italiano.

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